La costruzione del Piano Strategico sarà il risultato di un processo partecipativo il cui esito dipenderà dalla condivisione non solo del metodo di lavoro ma anche degli obiettivi da parte di tutte le forze economiche, sociali e culturali chiamate in campo e, non ultimi, di tutti i cittadini.
Il percorso di Pianificazione Strategica è un processo di democrazia partecipativa che mobilita una pluralità di soggetti nelle attività di ricostruzione del futuro dell'area, definita a partire dalle rappresentazioni espresse da un processo creativo, in cui ciascun soggetto portatore di uno specifico modo di definire i problemi, le priorità e le domande emergenti, contribuisce a creare una visione della comunità locale e a costruire in modo condiviso il “disegno strategico” delle città e del territorio.
Si tratta di un processo in continuo divenire, che non si esaurisce in un documento statico ed elaborato una volta per tutte, o in una raccolta di intenzioni per il futuro, o in una mera fascicolazione di progetti.
E' il frutto di un lavoro di riflessione strategica alla base della progettualità operativa che, attraverso la condivisione degli strumenti e degli obiettivi, la cooperazione ed il confronto, individua soluzioni che possono generare vantaggi per tutti. Il vantaggio principale è la maturazione di un punto di vista comune.
Per tutte le caratteristiche suelencate si coglie la differenza tra la pianificazione strategica e i tradizionali strumenti di pianificazione (Piano Regolatore, Piano Territoriale Provinciale, ecc).
Il Piano Strategico si fonda e si scrive sulla strategicità dell' Area Vasta.
Ogni intervento-progetto, articolato per temi ben individuati in relazione alle direttrici d'azione, deve cioè essere strategico non per il singolo Comune o per la singola tessera territoriale, ma per l'intera Area Vasta considerata.
Deve essere in grado di produrre ricadute e vantaggi per l'intera area-soggetto rispetto alla vision condivisa.
L'elaborazione del Piano Strategico è sottesa ad alcune prerogative: trasversalità, orizzontalità, interazione, flessibilità, capacità di prendere decisioni in tempi brevi e in numero considerevole, capacità di risposta dinamica al cambiamento, intesa e cooperazione fra istituzioni pubbliche.
Tale logica esprime la necessità che i tradizionali strumenti di pianificazione si integrino nel più largo processo di pianificazione strategica; si inseriscano, cioè, nel metodo del processo di pianificazione strategica come piani flessibili e dinamici, in grado di operare in una dimensione aperta ed evolutiva.
Il Piano Strategico, quindi, non riguarda semplicemente gli aspetti territoriali e urbanistici, ma anche altri aspetti essenziali della vita “cittadina” dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Si tratta, dunque, di un atto di cooperazione volontaria tra i diversi soggetti pubblici e privati i quali mettono insieme un percorso di sviluppo, impegnandosi a realizzare una serie di azioni ben organizzate nel tempo.
Esso esprime un arricchimento delle possibilità di governo delle istituzioni pubbliche e private proprio in funzione delle conoscenze, delle informazioni, delle progettualità e delle risorse economiche che il Piano riesce ad attivare e ordinare all'interno di un processo virtuoso.
In ultima analisi il Piano Strategico è un rinforzo e allargamento delle democrazie elettive e un credito del sistema decisionale riconosciuto alla società civile.
L'ESPERIENZA DELL'AREA VASTA BRINDISINA
Lo sviluppo della pianificazione strategica d’ Area Vasta Brindisina ha completato le preliminari fasi organizzative con le quali si sono definiti gli organi e le norme di funzionamento e di competenza del processo, e parte delle fasi operative funzionali alla elaborazione finale del documento strategico.
A seguito dell’approvazione, con delibera della Giunta Regionale, delle “ Linee guida per la pianificazione strategica di Area Vasta”, i comuni della provincia, interessati al modello strategico di sviluppo, hanno individuato nella Convenzione (ex art. 30 T.U.E.L. D.Lgs. n. 267/2000) lo strumento per stabilire gli organi e le relative attribuzioni.
Costituito il Comitato dei Sindaci “Brindisi 2013”, con funzioni di indirizzo politico, e una Cabina di Regia per assicurarne il necessario raccordo istituzionale con l’ente Provincia, l’assemblea dei sindaci ha provveduto a nominare un Coordinatore tecnico-scientifico con il compito di dotarsi di una struttura di professionisti a supporto dell’ Ufficio di Piano Strategico, e svolgere il programma dei lavori sulla base di un’agenda definita sulle attività e sulle scadenze (Cronoprogramma del Piano Strategico), anch’essa formulata per delibera dai sindaci.
Selezionato il gruppo dei “referenti tecnici”, che configura l’organizzazione strumentale dell’ Area Vasta, la Cabina di Regia ha avviato una fase di informazione rivolta ad ogni espressione del territorio ( partenariato istituzionale ed economico-sociale) sulle procedure stabilite (metodo) e le modalità di partecipazione di ciascun attore al processo.
La fase successiva ha ripreso la partecipazione del partenariato, questa volta invitato ai tavoli degli esperti del gruppo tecnico per esprimere e rappresentare le prime sintesi progettuali del territorio.
Dunque, un’attività cognitiva e di ascolto che è culminata nelle prime indicazioni di programmazione territoriale condivisa, sottoscritte dai sindaci dell’Area Vasta e dalla Provincia lo scorso 22 maggio a Costa Merlata.
Un momento di transizione da una prima verifica delle teoretiche progettualità a una più approfondita conoscenza del territorio, necessaria al fine di orientare le direttrici dello sviluppo verso ritardi, priorità ed eccellenze strategiche dell’economia d’area.
L’analisi di contesto ha pertanto permesso alla Cabina di Regia di sottoporre una più aderente matrice di finanziabilità ai Comuni e al Partenariato, con il fine di ordinare ogni proposta, progetto o dinamica costruttiva nelle direttrici e nelle rispettive diramazioni tematiche.
APPROFONDIMENTO SULLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Nata in Italia in risposta alla crisi delle città industriali intorno agli anni Ottanta, la Pianificazione Strategica si sta affermando come metodo di governo che ha l’obiettivo di valorizzare le risorse locali per lo sviluppo del territorio.
Questo strumento coinvolge, nella sua attività di progettazione, tutti i livelli dell’amministrazione pubblica locale, il mondo delle imprese, le organizzazioni sociali e del volontariato, le autonomie funzionali e il mondo delle istituzioni scolastiche, delle Università e della cultura per costruire una visione condivisa del futuro di un territorio.
Numerose regioni e città europee hanno intrapreso la strada della Pianificazione Strategica. Ciò è avvenuto sia in aree con forti esigenze di riconversione (per la crisi irreversibile di alcune attività economiche, come ad esempio l’industria di base e quella portuale) quali Amburgo in Germania, Birmingham, Liverpool e Manchester in Inghilterra, sia in città dinamiche con problemi di prestigio e competizione internazionale come Lione, Barcellona, Amsterdam e Rotterdam.
In Italia, dopo l’esperienza pionieristica di Torino (orientata all’appuntamento delle Olimpiadi 2006), il Piano Strategico è stato avviato in diverse città medio-grandi come Pesaro, La Spezia, Trento, Perugia, Verona, Firenze, Piacenza, Venezia cui si sono aggiunte Genova, Teramo, Barletta, Napoli, Palermo ed altre città soprattutto nel Meridione d’Italia (si vedano le Aree Vaste di Brindisi, Taranto, Lecce).
In questo contesto, è nata RECS (Rete delle Città Strategiche), un’iniziativa che unisce le città italiane che adottano il Piano Strategico come strumento innovativo per governare i processi di sviluppo dei territori, offrendo opportunità di scambi di informazioni e buone pratiche.
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