DALL'EUROPA DELLE REGIONI ALL'EUROPA DELLE CITTÀ
Uno degli aspetti caratterizzanti della pianificazione strategica, rispetto ad altre forme tradizionali di pianificazione, sta infatti nell'intendere il territorio come una matrice di progetti, anziché come una dotazione statica di risorse (abitanti, territorio, infrastrutture).
Negli ultimi anni si è affermato un nuovo modo di leggere e rappresentare il territorio, più in termini di nodi e di connessioni che di strutture statiche e cristallizzate.
L'Area Vasta Brindisina svolge il suo processo di pianificazione nell'ottica (vision) di organizzare e facilitare le connessioni tra le città intese come nodi di una rete, talché ciascuna possa posizionarsi entro uno scenario più ampio rispetto a quello che da sola potrebbe avere.
Ciò allarga la visione attuale, consente di costruirne di nuove e permette al cammino di ciascuna città di accrescere i propri obiettivi, acquisire una maggiore massa critica e un peso specifico superiore.
In Europa esistono oggi più di cinquanta reti di città, in cui si associano città diverse unite da elementi comuni di specializzazione produttiva (per esempio, le città marittimo-portuali), culturale (per esempio, le città d'arte), territoriale (per esempio, le città di confine), o da vocazioni che si vogliono mettere in comune (per esempio, le città dello sviluppo sostenibile).
L'Area Vasta Brindisina identifica dunque una rete translocale che permette ai comuni interessati di dialogare, progettare, condividere e scambiare esperienze. La cooperazione di questo tipo è stata fortemente voluta e favorita dall'Unione Europea mediante la disposizione di interventi e progetti mirati.
COSTRUIRE UNA RETE DI CITTA', competitive e messe in collegamento tra loro, è l'obiettivo che occorre cogliere con l'intento di responsabilizzare le città e stimolare una maggiore attenzione verso le opportunità europee. Si punta così a seguire le linee guida tracciate dalla Commissione Europea, che invita le regioni a dar vita a uno sviluppo policentrico che veda i suoi vertici nelle città.
Allo stesso modo, il Quadro Strategico Nazionale sul partenariato tra Regione e città per lo sviluppo urbano punta decisamente alla promozione dei sistemi reticolari tra realtà urbane che presentano eccellenze o potenzialità peculiari: mettere le città al centro dello sviluppo dell'Area Vasta diventa, di riflesso, l'obiettivo che il Comitato dei Sindaci si è proposto di realizzare in linea con le indicazioni di Bruxelles, che tende a decentrare nelle città le funzioni di programmazione dello sviluppo.
Il modello delle reti di città rappresenta, inoltre, una possibile risposta di grande interesse al fenomeno largamente negativo della città diffusa, emerso anche in Italia a partire dai Settanta.
Laddove vi è un marcato policentrismo di piccoli centri urbani, si è assistito a una proliferazione nelle estensioni delle aree urbanizzate miste ad aree artigianali e industriali. Anche in questo caso una possibile linea di evoluzione potrebbe essere affidata alla creazione di strategie di rete tra gli attori locali, che permettano di transitare dal modello della città diffusa al modello delle reti di città:
- la città moderna è interpretata come un nodo nella Rete di Città;
- essa stabilisce rapporti di interconnessione con gli altri nodi e con la rete nel suo complesso sulla base del proprio milieu;
- da esse dipende la competitività non solo delle reti globali ma anche della rete locale.
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